Nel montuoso entroterra sanremese, circondata da arbusti di macchia mediterranea, castagneti, pini marittimi e d aree destinate alla floricoltura, c’è il piccolo borgo medioevale di Bussana Vecchia.
Il piccolissimo borgo, di epoca probabilmente romana, si è comunque formato successivamente, in età medioevale in seguito alle invasioni longobarde e saracene dei territori costieri.
Il suo primo castello, attorno al quale si è formato il borgo, è del XII secolo e successivamente, passato sotto il dominio di Genova, è stato trasformato in residenza nobiliare; la sua cappella è ancora oggi la chiesa del paese.
Successivamente, in epoca rinascimentale, il piccolo borgo inizia ad espandersi, con la costruzione di nuove abitazioni e la nuova chiesa di Sant’Egidio, assumendo la tipica struttura “a pigna”, tipica dei villaggi edificati su terreni molto scoscesi.
Fino all’800 la vita nel paese prosegue relativamente tranquilla; il piccolo borgo resta sostanzialmente immutato, con una popolazione dedicata prevalentemente alle attività rurali, la coltivazione di olivi e agrumi, realizzata su terreni disposti in terrazzamenti faticosamente ricavati sugli scoscesi pendii dei monti.
Bussana Vecchia, il terremoto di fine ‘800
Nel 1887 un violento terremoto distrusse buona parte del paese, fino a quel momento chiamato semplicemente “Bussana“, provocando centinaia di vittime, tanto da venire completamente evacuata dagli abitanti che si spostarono più a valle fondando il paese di Bussana Nuova.
Il vecchio borgo rimase totalmente abbandonato per decenni, parzialmente riconquistato dalla natura con i suoi sterpi ed i rovi ovunque, mantenendo comunque la sua atmosfera particolare.
Bussana Vecchia, piccolo borgo a misura d’artista
Poco più di una cinquantina d’anni fa nel vecchio borgo sono iniziate le ristrutturazioni, rispettandone i criteri di medioevalità, cui hanno fatto seguito l’arrivo di un piccolo gruppo di artisti.
Gli edifici meno danneggiati vennero recuperati ad uso abitativo e ricettivo, usando i materiali recuperati sul posto, anche installando i tipici archetti che collegano le abitazioni degli stretti carrugi di Bussana Vecchia.
L’amenità e tranquillità del borgo attira in poco tempo una comunità internazionale di artisti italiani e stranieri; si aprono botteghe artigiane e punti di ristoro, tanto da essere divenuto, negli anni, un caratteristico “villaggio di artisti” tutt’ora molto frequentato e visitato.
Il paese è tutto una scoperta: ovunque vi sono angoli molto caratteristici, anche per l’aspetto ottocentesco del borgo mantenuto con estrema attenzione dai residenti.
La vecchia chiesa di Sant’Egidio, mai ristrutturata, mostra ancora tracce di quelli che erano gli stucchi e le pitture originarie; è visitabile solo dall’esterno, in quanto pericolante; il suo campanile scampò miracolosamente al sisma ottocentesco ed è stato adottato dagli abitanti di Bussana Vecchia a simbolo del paese.
È però stato avviato recentemente un ulteriore percorso di valorizzazione del borgo, grazie alla legge sul federalismo demaniale culturale, con uno stanziamento importante di euro per il recupero conservativo e la messa in sicurezza del borgo, favorendo la salvaguardia delle caratteristiche ambientali e architettoniche dell’antico impianto urbano.
È prevista anche l’apertura di una scuola di restauro con possibilità di ospitare laboratori, workshop, scuole estive, master, ma anche spazi per conferenze, mostre e performance artistiche, oltre al ripristino dei percorsi pedonali storici e il recupero di alcuni vecchi frantoi.
Bussana Vecchia, cittadella del turismo lento
Attualmente l’economia del borgo è fondata sul turismo; vi sono bar, punti di ristoro e ristoranti che propongono specialità vegetariane e della cucina ligure, un bed&breakfast, un orto botanico, un vivaio, e numerose botteghe ed atelier di artisti ed artigiani.
Un turismo lento però, che prova rispetto per le antiche pietre del borgo, così come per gli angoli suggestivi recuperati a nuova vita e dove la presenza artistica e culturale è vividamente attiva nelle sue tante forme.
Un turismo che oltre alla storia ed all’arte sa apprezzare anche i piatti della tradizione gastronomica locale nei pochi locali attrezzati allo scopo, dov’è possibile gustare una cucina che si basa su ingredienti semplici, a volte poveri, che diventano i protagonisti di piatti deliziosi, come la fragrante Sardenaira, con salsa di pomodoro, capperi e acciughe, consigliata per uno spuntino veloce insieme alla Torta verde, con il riso e le verdure di stagione in una sottile sfoglia.
Gustosa la Buridda, con totani, polipi e calamari, come anche lo Stoccafisso brandacujun, mantecato con patate e condito con olio d’oliva e aglio, o i ravioli di borragine, una varietà selvatica di spinaci, o le tradizionali trofie al pesto.
Come in tutto il ponente ligure, anche nel territorio sanremese il locale l’olio extravergine di oliva regna sovrano su tutte le tavole e si sposa con tutto, a partire dalle verdure dell’orto ed alle erbe aromatiche, per arricchire di profumo e sapore le carni bianche, come il coniglio con le olive in umido innaffiato con il Vermentino.
Pur essendo in territorio di montagna, non manca la possibilità di mangiare piatti a base di pesce fresco che i locali si procurano direttamente al porto di Sanremo.
Il pesce alla ligure generalmente viene preparato in umido con pinoli, olio d’oliva, olive taggiasche, rosmarino e con le patate o, in stagione, con i carciofi freschi, mentre sempre più diffuso è il consumo di pesce al crudo.