
Il publicitario Dino Villani, fondatore dell’Unione dei Ristoranti del Buon Ricordo
Cucina del territorio, ingredienti a chilometro zero e materia prima dal mercato. Se questa triade, nel nostro Paese, orienta la proposta dei ristoranti più autentici e non suona più come una novità lo si deve anche a un’associazione nata 60 anni esatti fa: l’Unione Ristoranti del Buon Ricordo, fondata dal 1964 da un lungimirante pubblicitario e critico d’arte, che oggi raccoglie oltre un centinaio di insegne, di cui alcune all’estero. Come si riconoscono? Per la presenza irrinunciabile di menu territoriali, di un piatto speciale servito tutto l’anno e un (ormai iconico) cadeau da donare a chi lo ordina.
L’Unione dei Ristoranti del Buon Ricordo, una storia nata nel 1964
Gli Anni Sessanta hanno portato benessere, aggiornamento tecnologico e scientifico, il mitologico Boom, ma anche qualche risvolto meno incoraggiante. Come l’industrializzazione delle filiere agroalimentari e la diffusione dei primi germi di “trend gastronomici” e controverse mode culinarie che da un lato hanno contaminato e arricchito la cucina regionale, ma dall’altro hanno messo a rischio l’integrità di tradizioni e dei piatti detti “poveri”. E per questo un po’ meno cool. Dino Villani però, in tempi non sospetti, ha pensato a un modo per correre ai ripari. Il creativo veronese di nascita che ideò altresì il concorso “5000 lire per un sorriso” (antesignano di Miss Italia), il Premio Suzzara con Cesare Zavattini, e che ebbe l’idea di far diventare il 14 febbraio la Festa degli Innamorati — poi attenzione: fu sua l’idea di dare anche alla Pasqua un grande lievitato, la colomba — raccolse un gruppo di ristoranti di qualità, e fece anche di più.
I Ristoranti del Buon Ricordo, antesignani del km zero
L’obiettivo era dar lustro alle tante espressioni locali della tradizione gastronomica italiana, in un momento in cui la si dava ancora per scontata, per il suo essere semplicemente domestica. Ricordiamolo: gli sforzi diSlow Food verso la consapevolezza sul “buono, pulito e giusto” non risalgono che alla seconda metà degli Anni Ottanta, mentre le levate di scudi in difesa della “cosiddetta” tradizione (tortellini col pollo? Giammai. Carbonara al gruviera? Irricevibile) si sono esacerbate negli anni Duemila.
Così come il valore della spesa dai contadini, dei mercati a filiera corta e delle materie prime fresche e dai dintorni. Che nel secondo dopoguerra non erano qualcosa di “figo”, ma più semplicemente atti dovuti alle stesse ristrettezze e dinamiche provinciali che il Boom stava superando. Secondo i ristoranti dell’Unione del Buon Ricordo, invece, già un chiaro valore da tutelare. Che Dino Villani decise di promuovere con un paio di mosse da grande uomo di marketing.
Cos’è e come funziona il piatto del Buon Ricordo
Come fare per convincere gli avventori a circolare per tutto il Paese e visitare tutti i locali? Rendendo ogni pasto un’esperienza collezionabile. Non si parla soltanto — da subito e ancora in netto anticipo sui tempi — della famigerata “esperienza gastronomica”, pur sempre garantita, ma di oggetti tangibili che ogni cliente riceve in regalo.“
Da una parte abbiamo così il Menu del Buon Ricordo: un excursus in cui i ristoratori mettono liberamente in fila una rassegna ritratto della propria terra, variabile secondo stagione.
Poi una specialità sempre disponibile, che è il piatto-firma del locale, e infine un vero e proprio piatto in ceramica, dipinto a mano oggi come allora dagli artigiani della Ceramica Artistica Solimene di Vietri sul Mare, sul quale è effigiata la stessa preparazione. Chi ordina il menu speciale può portare a casa il piccolo trofeo, componendo una raccolta di memorabilia gastronomici.
(NdR: un esempio lo abbiamo avuto al Ristorante Jim di Grosio, in Valtellina, da trentasei anni socio dell’Unione dei Ristoranti del Buon Ricordo).
I nuovi ingressi e i “cambi di menu” tra i Ristoranti del Buon Ricordo

Le new entry del 2024 nell’Unione dei Ristoranti del Buon Ricordo
Il 2024 — anno del 60° anniversario, con grandi feste in programma — vede il computo dei Ristoranti del Buon Ricordo a 112, di cui 11 fra Europa, Stati Uniti e Giappone. Un gruppo variegato e in espansione, con otto ingressi recenti: il Ristorante Bon Parej di Torino, il Ristorante La Baia di Cremia, il Ristorante Enoteca del Duca di Volterra, il Ristorante Armare di Roma, l’Osteria Famiglia Principe 1968 di Nocera Superiore, La Bettola del Gusto di Pompei, il Ristorante Ciccio in Pentola di Palermo e infine il Terre – Pasta & Natural Wine di New York.“
Come dicevamo, poi, lo statuto permette ai ristoratori di cambiare periodicamente le proprie specialità, e quindi ecco le novità: il risotto ai fiori di zucchina e tartufo di Bellagio del Ristorante Salice Blu a Bellagio, le Mezze maniche di Fornio dal 1928 dell’Osteria di Fornio a Fidenza, le Polpette contadine del Ristorante dell’Hotel Barbieri a Altomonte, nonché le Caserecce al pesto di limoni con tartare di gambero del Ristorante Filippino a Lipari. Mettete in agenda e fate spazio su qualche parete per tutti i nuovi piatti.“
di Carolina Pozzi by cibotoday.it