Del maiale non si butta via niente. Mai detto popolare fu più veritiero, perché in effetti la lavorazione delle carni del “divin suino” è capace di regalarci autentiche sorprese golose, non di rado realizzate con le parti più impensabili dell’animale.
Il maiale, l’animale di cui non si butta nulla
E, inutile negarlo, in Emilia-Romagna la cultura delle carni suine e della loro lavorazione, della norcineria e della produzione di insaccati e salumi, ha sempre dato il meglio di sé, diventando spesso oggetto di sapide e apprezzate manifestazioni.
A Monghidoro torna la Festa del Maiale
Un successo che ben conoscono a Monghidoro, borgo dell’Appennino bolognese noto per avere dato i natali a Gianni Morandi e per eventi gourmet a cadenza annuale come il Mangirò, dove domenica 2 marzo terrà banco per la 19esima volta la Festa del Maiale, celebrazione dell’antica tradizione di origine contadina che da queste parti è chiamata dialettalmente inftidura dal ninén.
Un’arte antica legata alla cultura contadina
L’arte di disfare il maiale appena ucciso per ricavarne preziosi derivati – che un tempo fungevano da scorta alimentare per tutto l’anno e a volte anche come merce di scambio – rivivrà una volta di più in questa giornata promossa dall’Amministrazione Comunale e dall’Ufficio Informazioni Turistiche con la partecipazione della delegazione locale di Confcommercio Ascom e degli operatori del territorio.
Il lavoro delle squadre di norcini
Per tutta la domenica, dalle 8.30 alla sera, le squadre di norcini, rappresentate dalle macellerie monghidoresi ma con la presenza anche di ospiti provenienti dalla vicina Firenzuola per portare il contributo della tradizione norcina toscana, faranno mostra della loro competenza e abilità nel lavorare e trasformare le carni di maiale.
Le specialità montanare
Oltre ai classici salami, cotechini e tagli da cuocere come salsicce, capocolli e costolette non mancheranno specialità caratteristiche della norcineria eroica di montagna, ad esempio i ciccioli, sia croccanti che morbidi, la coppa di testa o la salsiccia matta, realizzata con le parti meno nobili del suino come interiora e frattaglie, e finanche il sanguinaccio, protagonista delle tavole invernali.
La qualità venduta a prezzi calmierati
Un momento davvero unico per riscoprire e osservare da vivo gli usi di una volta ma anche per poter acquistare, a prezzi calmierati fissati in accordo con il Comune, carne, salumi e insaccati di qualità e genuini da consumare a casa propria.
Il cibo di strada e i menu dei ristoranti
Oltre ai banchi di vendita saranno presenti alla Festa del Maiale anche bancarelle e stand di prodotti tipici dell’Appennino, mentre l’offerta gastronomica verrà completata dagli stand pronti a offrire gustosi cibi da strada, dalle crescentine fritte farcite ai borlenghi, dalle salamelle grigliate sul momento alla polenta, eletta abbinamento di questa edizione e da gustare condita con il ragù di salsiccia o con le costine saltate in tegame, fino allo stecco petroniano, mentre i ristoranti del territorio proporranno per l’occasione ghiotti menu a tema.
Il culmine della giornata: la coppa calda “fai da te”
Il culmine della giornata, come sempre, sarà l’ostensione sulla grande asse di legno delle ossa e delle cartilagini del maiale fatte bollire in pentola per tutta la mattinata, in maniera che ciascuno possa servirsi e, mediante l’uso di sale e pepe, confezionare a caldo la propria razione di coppa di testa, un rito antico dopo il quale il pomeriggio procederà placido sulle note country suonate dai Wild Angels.
Una giornata da trascorrere alla Festa del Maiale
La Festa proseguirà poi fino a sera inoltrata fino a quando anche l’ultimo scampolo di carne suina non sarà consumato. Perché del maiale, come già detto, non si butta davvero via nulla.