Alicudi, un itinerario tra paesaggi incantevoli, un viaggio nella storia, attraverso magnifici scenari. Un mondo a sé
La favola comincia ad Alicudi, la più lontana, la più estrema, la più piccola, la più selvatica, la meno mondana dell’Arcipelago delle Eolie.
C’è stato un tempo in cui qui “le donne volavano” e “gli uomini contrastavano il vento”. Un tempo nel quale magie e prodigi investivano i pochi abitanti dell’isola. Racconti tra storie e leggende che si tramandano e che rendono ancor più misteriosa la vita in questo mondo incantato e arcaico.

Casa sulla roccia ad Alicudi. Credits: Ph. Andrea Di Bella
Il rumore delle onde e i ritmi di Madre Natura, sono loro che dettano lo scorrere delle ore sull’isola, assieme al tempo della pesca. Purtroppo, sono pochi i pescatori rimasti, ancora decisi di portare avanti le antiche tradizioni dei vecchi.
Ad Alicudi si viveva di terra, l’attività primaria era l’agricoltura, non la pesca, la terra è sempre stata una ricchezza per gli isolani. Qui non arrivavano mezzi, quindi, ciascuna famiglia viveva di pastorizia, di grano, di orzo, di lenticchie nelle terrazze di una terra verticale.
Anticamente si seccavano i pesci, e qualcuno, a remi, raggiungeva la Sicilia per barattare i prodotti. Il cibo di sostentamento era solo quello prodotto nelle terrazze ricavate nella montagna.
Poi arrivò il pontile e, allora, attraccarono le navi, la vita si semplificò parecchio.
In inverno, gli Arcudari residenti sono poche decine, ormai abituati all’isolamento. Ciascuno vive di artigianato, oggi di turismo, di attività legate alla terra e al mare. Ogni gesto è accompagnato dal silenzio, lontano dai ritmi frenetici delle città. Nella parte più alta, solo il rumore della risacca e il battito del vento sulle fronde degli alberi non ti fanno sentire solo, in questo paesaggio incantevole.

Capperi ad Alicudi. Credits: Ph. Andrea Di Bella
Sono gli elementi della Natura che accompagnano ciascuno nella raccolta dei capperi, grande risorsa della terra, che colorano l’isola tra maggio e settembre.
Raccoglierli costa un’enorme fatica, ti spezza la schiena e le gambe, e tutto accade all’alba, prima che il sole sorga e diventi insopportabile. Poi, vengono tenuti sotto sale dentro appositi mastelli, quindi, portati a maturazione e, infine, commercializzati.
Questa è anche la poesia dell’isola!
Un grande problema, invece, è sempre stata la mancanza di acqua, di sorgenti, ma grazie ad una architettura particolare dei tetti delle case, l’acqua piovana viene convogliata nei pozzi che affiancano ciascuna abitazione. Ma da qualche anno arrivano le navi cisterne che riforniscono gli edifici e le fatiche sono sicuramente diminuite.

Antica mulattiera ad Alicudi. Credits: Ph. Andrea Di Bella
Non ci sono strade, non esiste la luce elettrica, solo antiche mulattiere percorse da muli ed asini che fanno la spola dal porticciolo alle varie borgate, incastonate nella roccia. Hanno la funzione di mezzi di trasporto, gli unici che possono raggiungere i luoghi più impervi, le cime più alte.
Qui il turista è il benvenuto, c’è un’accoglienza davvero particolare; tutti si prodigano affinché i visitatori possano trascorrere un tempo meraviglioso assieme agli isolani. C’è chi prepara cibo tradizionale, specialità del luogo, con tanta passione (l’antica minestra coi sassi di mare n.d.r); chi, nell’antico forno a legna, sforna biscotti meravigliosi, fatti come una volta.
C’è chi, invece, apre le porte di antiche abitazioni, rimesse in sesto e colorate di calce pastello. E che dire di quei tipici terrazzi in stile eoliano sovrastati da canne e fiori, affacciati sul silenzio della natura, tra capperi e fichi d’India.

Alicudi: Terrazza eoliana. Credits: Ph. Andrea Di Bella