Nell’elenco delle eccellenze italiane che si sono conquistate una notorietà internazionale di primo livello, tra i primi posti c’è sicuramente Montalcino, in provincia di Siena, che si merita questa nomination per tanti motivi; in primo luogo per la sua fortunata posizione nella Val d’Orcia, al centro della Toscana; poi per il suo grande vino, il Brunello, e infine per essersi mantenuto un posto “a misura d’uomo” nonostante la notorietà.
Pillole di storia
Questo bellissimo borgo medioevale di circa seimila abitanti venne edificato su una collinetta abitata fin dal periodo etrusco e probabilmente anche in epoca anteriore, quando in epoca medioevale dalle popolazioni in fuga dalla varie invasioni di popolazioni barbariche e saracene dei territori circostanti.
Grazie alla sua posizione strategica lungo la via Francigena, Montalcino nell’XI secolo è una roccaforte della Repubblica di Siena che la fortificò con possenti mura; successivamente il borgo e le colline comprese nel suo territorio, ha vissuto lunghi periodi di pace e che hanno consentito agli abitanti una certa prosperità, dovuta ad alcune attività di carattere artigianale come la concia e la lavorazione del cuoio.
Periodi destinati a terminare quando Montalcino divenne oggetto di una lunga disputa tra Siena e Firenze, passando dall’una all’altro fin quando, con la battaglia di Montaperti i ghibellini senesi sconfiggendo i guelfi fiorentini portando definitivamente il borgo sotto la loro influenza.
È di quest’epoca la costruzione della Rocca, il maggior simbolo della dominazione senese a Montalcino, che capitolò agli odiati fiorentini solamente a causa del trattato di Cateau Cambrésis tra Francia e Spagna ed i rispettivi alleati del 1560, che sancì la fine della Repubblica di Siena, annessa definitivamente al Granducato di Toscana; a quel punto anche Montalcino, come tutta la regione, ne seguì le vicende fino alla plebiscitaria annessione al Regno d’Italia.
La vocazione vitivinicola
La storia della Montalcino moderna comincia a dipanarsi nell’immediato dopoguerra, quando la popolazione iniziò a riempire le colline circostanti di vigneti di uva Sangiovese, dalla quale imparò a fare il mitico Brunello che conquisterà il mondo intero, ma anche il Rosso di Montalcino e il Sant’Antimo.
Montalcino è un piccolo borgo medievale che ha mantenuto nei secoli l’originale impianto militare, con strette e ripide stradine acciottolate che dalla centrale Piazza del Popolo salgono e scendono verso le mura.
Il duecentesco Palazzo dei Priori, sede comunale, caratterizzato dagli stemmi araldici di podestà che hanno governato Montalcino, è l’elemento architettonico di maggior rilievo della piazza, assieme alla torre merlata sormontata dal “Campanone” che scandisce ancora la vita di tutto il paese e alla Loggia trecentesca, un porticato a sei archi che nel corso dei secoli ha subito diverse trasformazioni.
Nel punto più alto della città c’è l’antica fortezza senese costruita nel XIII secolo come le mura senesi, che incorpora alcune delle preesistenti strutture tra cui il mastio di Santo Martini, la torre di San Giovanni e un’antica chiesa che ora serve come cappella del castello; poco distante si fa notare per la sua semplicità la duecentesca chiesa di Sant’Agostino che, nell’adiacente convento, ospita oggi il museo civico ed il museo diocesano, che ospita una delle più ricche collezioni di pittura e scultura lignea di scuola senese.
Tra le tante vestigia del suo glorioso passato, Montalcino annovera anche l’Abbazia di Sant’Antimo, monastero poco fuori città, a Castelnuovo dell’Abate, sulla via Francigena, frequentato in epoca medioevale da semplici pellegrini ma anche da nobili, re e imperatori; l’Abbazia di Sant’Antimo rappresenta una delle architetture più importanti del romanico toscano.
Ma chiese, pievi, conventi e oratori nel territorio di Montalcino sono tantissimi, molte delle quali antiche di secoli e piene di opere d’arte; tra queste la trecentesca chiesa di Sant’Agostino, il Santuario della Madonna del Soccorso e Sant’Egidio, conosciuta come la chiesa “de’ senesi”.
Tra quelle più moderne, c’è il Duomo, la Concattedrale del Santissimo Salvatore, che pur avendo più di mille anni, è stato ripetutamente trasformato perdendo totalmente la sua originale struttura medioevale.
In alcuni punti panoramici del borgo lo sguardo si perde lungo i pendii delle colline della bassa Val d’Orcia, alcune totalmente ricoperte di vigneti alternati a oliveti, altre ricoperti da boschi di lecci, castagni e querce, che fanno parte del Parco Naturale Artistico e Culturale dichiarato Patrimonio Mondiale Unesco dell’Umanità quasi dieci anni fa, proprio grazie all’eccellente stato di conservazione del territorio e dei suoi meravigliosi panorami che hanno influenzato non poco molti artisti del Rinascimento italiano.
Se il Brunello di Montalcino è il re indiscusso dei prodotti locali, il territorio ha anche altre produzioni enogastronomiche di pregio che si stanno affermando sui mercati non solo italiani; tra questi ci sono vari tipologie di miele, olio extravergine di oliva, salumi e formaggi locali, prodotti che si trovano anche nelle tante osterie, trattorie, agriturismi e ristoranti di cui le colline della Val d’Orcia sono piene.
Anche la gastronomia in quest’angolo della Toscana richiede la sua fetta di notorietà, in particolare la cucina che riguarda la cacciagione, cui sono dedicate anche due particolari Sagre, il “Torneo di Apertura delle Cacce” in agosto e la “Sagra del Tordo” a fine ottobre.
Non si può venir via da Montalcino senza aver assaggiato i “Rustici”, biscotti secchi alle mandorle particolarmente friabili tipici proprio del piccolo borgo senese, da mangiare degustando un vino dolce toscano come il Vin Santo o un Moscadello di Montalcino.