A Modena è nata una nuova associazione del Lambrusco; in 26 produttori vitivinicoli, provenienti dai territori di Modena e Reggio Emilia, hanno scelto di distinguersi dal lavoro del Consorzio di tutela del Lambrusco, presentando I Custodi del Lambrusco, che dichiara di voler riscoprire e riposizionare le celebri bollicine, riscrivendo la percezione comune di un vino «straordinario ma troppo spesso sottovalutato».
Per farlo, in molte si sono allontanate gradualmente dall’ente di tutela. Altre non ci sono mai state. La volontà di aprire un nuovo corso, portando avanti «un’idea contemporanea» di Lambrusco, differente dalle attività di promozione tradizionali, è maturata un anno fa e l’avvicinarsi del Vinitaly è stata l’occasione per lanciare l’iniziativa, con una presentazione a Modena il 31 marzo scorso.
Il manifesto
Come previsto dallo statuto, le cantine svolgono l’intero ciclo produttivo del vino, dalla coltivazione delle uve fino all’imbottigliamento e alla commercializzazione del prodotto finale.
Tra i Custodi, ci sono nomi noti (e premiati anche dal Gambero Rosso) tra cui Venturini Baldini, Cantina della Volta, Cleto Chiarli, Cantina Ventiventi, Villa di Corlo, Opera02 e Fattoria Moretto (tra le aziende che hanno scelto di lasciare il Consorzio) con il suo titolare, Fabio Altariva, eletto presidente dell’associazione.

Fabio Altariva
La missione è chiara: «Riscrivere il futuro di questo vino – spiega – esaltarne il valore autentico, senza compromessi, e restituirgli il ruolo che merita tra i grandi vini. Non si tratta solo di tutela, ma di affermazione: il Lambrusco è storia, cultura e identità di un territorio, e merita di essere custodito, celebrato e riconosciuto come tale».
Nessun rischio rappresentatività per il Consorzio
Il Consorzio di tutela del Lambrusco, di fatto, perde più di una ventina di pezzi. Ma, secondo le informazioni raccolte dal settimanale Tre Bicchieri, non ci sono conseguenze per la rappresentatività dell’ente ai fini del riconoscimento del Masaf, considerando anche la presenza di grandi cantine sociali.
Le imprese fuoriuscite dall’ente presieduto da Claudio Biondi non intendono porsi come antagoniste – si sottolinea dall’associazione – ma cercheranno di trovare una strada diversa per promuovere questo prodotto nelle sue varie identità territoriali (tra cui Salamino, Maestri, Grasparossa, Barghi, Montericco, Marani). L’obiettivo è proporre al mercato una realtà professionale, contemporanea e internazionale, fondata sulla massima qualità e sull’artigianalità, che sia «riconosciuta per essere riuscita a riposizionare l’immagine del Lambrusco». La forza dei Custodi, si legge nel manifesto, «non è dare ragione a chi è più grande, ma valorizzare chi ha un’idea migliore per il bene di tutti». Forse sta proprio qui la ragione della volontà di percorrere una strada differente da quella del Consorzio.
di Gianluca Atzeni by Gambero Rosso